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Le Rragioni della Forma

 16,80

Il libro raccoglie un gruppo di scritti prodotti nel corso di numerosi anni d’attività progettuale e di ricerca universitaria.

Nelle prime pagine si parla del tempo della formazione e del ruolo che questo periodo della vita ha avuto nel determinare un’identità creativa che sia chiara e riconoscibile. In quelle successive si affrontano i temi “attuali”, quelli che “riscaldano” il dibattito del tiepido mondo dell’architettura italiana.

Solo in un capitolo, il più lungo del libro, si elabora una teoria che ha l’ambizione di dare un senso “universale” delle cose dell’arte.

Ma, al di là di tutto, è la questione della forma, è la sua Rragion d’essere, il vero centro d’interesse dell’intero volume. Non a caso è la sua voce quella che come un ritornello compare in ogni pagina del libro.

In alcuni capitoli, poi, si parla male degli architetti, degli urbanisti, degli archeologi, dei professori, dei politici, degli amministratori, degli ecc. ecc.. Ma lo si fa con la coscienza sporca, con il senso di colpa di chi non è spettatore dei crimini contro cui si scaglia, ma ne è complice. Essendo egli stesso un po’ architetto, un po’ urbanista, un po’ archeologo, un po’ professore, un po’ politico, un po’ amministratore, un po’ ecc. ecc… Un po’ “giullare”.

Solo il tempo, che com’è noto è galantuomo, potrà dirci quanto valgano le cose che nel libro si professano. E poco conta se ciò su cui il “grande giustiziere” dovrà dare il suo giudizio sono cose prodotte e divulgate con l’uso del disegno, della parola o, come avviene in questo caso, della scrittura, perché questa scelta, proprio la scelta di tenere il “piede del mestiere in più staffe”, è la cosa che più d’ogni altra intriga chi scrive, che gli dà gioia, che gli dà il gusto residuo della vita.

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Descrizione

di Filippo Raimondo

prefazione di Giangiacomo d’Ardia